Non con i nostri soldi, non nei nostri spazi, non sui nostri corpi.

Ogni anno i collettivi e le associazioni universitarie raccolgono le sottoscrizioni degli studenti per accedere ai fondi universitari stanziati per la promozione di attività culturali e sociali . Quest’anno, un’associazione dichiaratamente appendice del partito di governo “La Lega”, mascherata da “movimento universitario”, ha presentato e ottenuto i fondi universitari per una serie di iniziative, tra cui una dal titolo Il ruolo dell’Italia in Europa, che avrà tra i relatori il Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Iniziativa che per giunta si terrà nel periodo immediatamente precedente le elezioni europee di maggio. La notizia che dei fondi stanziati grazie al contributo della tasse universitarie, i soldi di tutte le studentesse e tutti gli studenti, possano essere utilizzati per la campagna elettorale di uno dei principali partiti di governo, non poteva che suscitare un’acceso dibattito  e tanta indignazione.
Non si è fatta attendere la risposta del Rettore Mancarella, il quale ha dichiarato a mezzo stampa che le attività non appaiono attività di propaganda politica”. 
A pochi mesi di distanza dall’evento tenutosi in Sapienza in cui il nostro Rettore, per gli ottant’anni dalla firma delle leggi razziali siglate a San Rossore (Pisa), ha chiesto scusa per l’immobilismo che al tempo ebbe l’intera comunità accademica, troviamo molto contradditori questi toni  giustificatori. Si difende la presunta neutralità del suddetto evento, come se non esitessero responsabili per la chiusura dei porti ai migranti negli ultimi mesi, dove migliaia di vite sono state sacrificate in mare per calcoli elettorali pieni di razzismo, impedendo la libertà di movimento specialmente per chi scappa dalla miseria e dai disastri ambientali e sociali. E’ sempre di volontà del ministro Salvini aprire a Coltano (Pisa) un nuovo centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) per recludere chi migra. Crediamo che le cariche e gli istituti universitari dovrebbero farsi garanti dei valori dell’inclusione, mentre l’atteggiamento espresso dal rettore finisce per dare spazio a politiche di odio e discriminazione.
Crediamo che chiamare un leader politico in prossimità della campagna elettorale per le elezioni europee grazie ai fondi studenteschi per fini sociali e culturali erogati grazie alla contribuzione universitaria, sia un atto politico  estremamente grave e senza precedenti, aggravato  dal fatto che  l’iniziativa avverrà probabilmente senza alcun tipo di controparte e con gli spazi dell’università blindati. Affermiamo a gran voce l’importanza dell’uso dei fondi universitari per la promozione di attività autonome degli studenti e studentesse che, riunendosi in associazioni e collettivi, organizzano attività libere e indipendenti dalle propagande di governo, incoraggiando la cooperazione e il sapere critico e dal basso, colonne portanti del mondo universitario.
Tuttavia, crediamo che il punto non sisemplicemente di garantire l’apartiticità dello spazio universitario. Non è forse il momento di cominciare a fare i conti, in primis come studenti e studentesse, con la Storia che si sta delineando di fronte ai nostri occhi? Gli omicidi a sfondo razziale, la chiusura dei porti contro la libertà di muoversi e fuggire perché in difficoltà o perché lo si desidera; l’attacco, di cui l’attuale governo è il maggiore promotore, alla libera scelta di abortire delle donne e alla possibilità di affermare che le identità sessuali sono molteplici e parimenti degne; l’esclusione, e a Pisa lo sappiamo bene, dei giovani dai loro luoghi di ritrovo, socialità e divertimento; la criminalizzazione dei venditori ambulanti, nostri amici e fratelli…
Che legittimità può avere un dibattito con un uomo e un partito che lede l’autodeterminazione di uomini e donne, i loro movimenti e le loro scelte di vita? Crediamo nessuna e che, anzi, vada combattuta e fermata con tutta la determinazione che abbiamo.
Ci appelliamo a tutta la comunità studentesca, ai dottorandi/e, ricercatori/trici e i/le docenti,  per cominciare a rivendicare un’altra idea di mondo, dove non c’è “sicurezza” quale discriminazione razziale e criminalizzazione delle persone più marginalizzate delle nostre città. A partire dai nostri luoghi, dalle aule e dai corridoi, consapevoli che il benessere di ognuno/a sia tale solo quando i diritti, le speranze e i desideri di tutte le soggettività studentesche,migranti e non normate, saranno rispettate. E l’Università deve essere il luogo da cui tutto questo deve cominciare.
NON CON I NOSTRI SOLDI, NON NEI NOSTRI SPAZI, NON SUI NOSTRI CORPI
PER UN’UNIVERSITÀ ANTIRAZZISTA E SOLIDALE