QUESTO CLIMA NON È VITA – Assemblea nazionale del movimento ecoclimatico
“Questo clima non è vita”. Decine di migliaia di morti per le ondate di calore solo in Europa, nell’estate più calda di sempre, la più mite dei prossimi decenni. Anomalie di temperatura a terra fino a 12 gradi rispetto alle medie del periodo. Tassi di mortalità aumentati dell’8% durante le ondate di calore. Da sommare con l’allarme lanciato dall’ONU : El Nino più forte dell’ultimo secolo esploderà tra poche settimane, e non sarà una tragedia solo in Ecuador e Perù, perché il clima è un sistema complesso e interconnesso. Gli effetti sono globali: di fatto, la catastrofe è già qui e ora.
La catastrofe è scritta nei profitti delle oil companies: 700 mila dollari al minuto per le 8 maggiori multinazionali petrolifere mondiali nel secondo trimestre 2026. Intanto, i prezzi dell’energia in Italia sono al +17% e si profila un’ondata inflattiva paragonabile al 2022. La crisi climatica non è una fatalità: è responsabilità diretta delle lobbies fossili e belliche e della sottomissione di tutti quei governi – mondiali, nazionali, regionali, locali – che si prostrano al loro business.
La catastrofe è scritta nelle macerie di Gaza, nel colonialismo sionista che dalla Palestina dilaga nel Mediterraneo con il sostegno economico, politico, bellico delle stesse lobbies e governi fantocci. Che permettono la vendita di petrolio direttamente all’IDF, anche dall’Italia. Che rendono il nostro mare sempre più una zona di estrazione, con l’inquinamento di aria e acqua che ne deriva, e hotspot climatico. L’ecocidio, la distruzione degli ecosistemi, non è un danno collaterale: è strumento intenzionale per la perpetrazione di vecchi e nuovi genocidi, di dominio ed estrazione di profitto da altri corpi ed altre terre.
La catastrofe è scritta, ma
soccombere non è un destino, arrendersi non è un’opzione. Se da anni i nostri governi mostrano di non volere una soluzione, da anni noi – la convergenza dei movimenti eco-climatico e operaio – mostriamo di avere un piano per un futuro sostenibile, per un lavoro giusto, per una vita bella. L’alternativa continua ad essere non solo possibile, ma urgente e necessaria.
La crisi eco-climatica semplicemente non può essere l’ennesima vertenza in aggiunta al calendario autunnale del movimento, il climate strike non può essere data di routine. Crediamo sia urgente condividere una visione comune ed iniziare a leggere la lotta ecologista in un contesto di catastrofe climatica come un filo rosso che si intreccia ad ogni altra lotta. La giustizia climatica è condizione necessaria per sopravvivere, organizzarci, lottare. Dobbiamo mettere in condivisione saperi, esperienze, riflessioni e pratiche accumulati negli anni. Non è più tempo di camminare sole e rincorrere le proprie date.
Così, nonostante il collasso climatico, continuano a spalancarsi sempre nuovi e atroci mercati per l’energia fossile: come quello dei data centers, mostri energivori che iniziano a comparire ovunque. Solo per l’Italia si parla di più di 500 progetti, la cui richiesta di potenza a regime supererebbe il fabbisogno energetico di tutto il paese. Infrastrutture che sono devastanti anche per il consumo di acqua e suolo, serviranno per lo più a alimentare tecnologie di intelligenza artificiale a servizio di guerre, controllo biometrico, repressione civile.
Mutualismo conflittuale, brigate solidali, presidi resistenti, corpi disobbedienti, comunità insorgenti, mani all’opera nella transizione ecologica dal basso: avremo bisogno di tutto questo e molto di più. Per questo, scendiamo in piazza il 16 ottobre. E per questo, chiamiamo il movimento – climatico, ecologista, operaio, pro Pal, antifascista, antirazzista, femminista, contadino, per la casa e per ogni altra istanza di giustizia ecosociale – a convergere il sabato 17, in una giornata di confronto e discussione, in cui organizzarci e prepararci all’autunno che verrà.
