Chiamata allo Sciopero internazionale delle donne – 8 marzo 2017 di Ni Una Menos

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L’otto marzo la terra trema. Le donne del mondo si uniscono e lanciano una prova di forza e un grido comune: sciopero internazionale delle donne. Ci fermiamo. Scioperiamo, ci organizziamo e ci incontriamo tra di noi. Mettiamo in pratica il mondo in cui vogliamo vivere.
#NoiScioperiamo
Scioperiamo per denunciare:
Che il capitale sfrutta le nostre economie informali, precarie e intermittenti.
Che gli stati nazionali e il mercato ci sfruttano quando ci indebitano.
Che gli Stati criminalizzano i nostri movimenti migratori.
Che guadagniamo meno degli uomini e che il divario salariale tocca, in media, il 27%.
Che non si riconosce il fatto che il lavoro domestico e di cura è lavoro non retribuito, che si somma mediamente per 3 ore in più alle nostre giornate lavorative.
Che questa violenza economica aumenta la nostra vulnerabilità di fronte alla violenza maschile, di cui l’atto estremo più aberrante sono i femminicidi.
Scioperiamo per reclamare il diritto all’aborto libero e perché nessuna sia obbligata alla maternità.
Scioperiamo per rendere visibile che se i lavori di cura non diventano responsabilità di tutta la società noi ci vediamo obbligate a riprodurre lo sfruttamento classista e coloniale tra donne. Per andare a lavorare dipendiamo da altre donne. Per spostarci dipendiamo da altre donne.
Scioperiamo per valorizzare il lavoro invisibilizzato che facciamo, che costruisce reti, sostegno e strategie vitali in contesti difficili e di crisi.

La somma delle viltà delle resistenze

Il fascino indiscreto della provocazione de Les Blancs, les juifs et nous di Houria Bouteldja

Di lei dicono che è “razzista, omofoba, antisemita, antifemminista”. Ma soprattutto, Houria Bouteldja “è una provocatrice”. È una provocatrice per aver scritto un libro che solletica e ferisce nelle sue profondità più intime la coscienza sporca della République, di quella nazione che ha dato i natali all’intero progetto egemonico della modernità occidentale, a partire dal momento fondativo indiscutibile che situa le civiltà in un prima o in un dopo: la Rivoluzione Francese. È una provocatrice perché pecca di lesa maestà, e a quel 1789 fa rispondere l’eco decoloniale di un’altra data, 1492. La scoperta non di un continente, ma di un’alterità, o meglio di un altro, immediato oggetto di dominio, sfruttamento, sterminio. È una provocatrice come lo era, cinquant’anni fa, Franz Fanon, che nel 1961 pubblicava un libro che Sartre consigliava ai bianchi di leggere per vergognarsi, “perché la vergogna, insegna Marx, è un sentimento rivoluzionario”. Continue reading “La somma delle viltà delle resistenze”

Report dell’assemblea nazionale “NON UNA DI MENO”

Non una di meno!
Verso la mobilitazione nazionale delle donne contro la violenza di genere a Roma il 26-27 novembre.

Report dell’assemblea nazionale – Roma 8 ottobre 2016

Prima di qualsiasi considerazione viene il ricordo di chi non è potuta essere con noi, eppure era presente come lo sarà in tutte le nostre lotte.
Ciao Silvia, che la terra ti sia lieve.

Oltre cinquecento donne, provenienti da tutta Italia, si sono ritrovate l’8 ottobre presso la facoltà di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma, nell’assemblea del percorso nazionale contro la violenza maschile sulle donne “Non Una di Meno”.

Un’assemblea ricca di decine di interventi ha reso la complessità di analisi e di proposta sul fenomeno della violenza di genere, e ha portato all’articolazione di diverse proposte sul tema. Si è definita una lettura sfaccettata della violenza: non come fatto privato, che avviene unicamente tra le mura domestiche, ma come fenomeno continuamente generato e riaffermato anche dalle politiche istituzionali – educative, sociali ed economiche – e dalle narrazioni tossiche prodotte dai media. La violenza sulle donne, quindi, non può più essere trattata in termini emergenziali e securitari, laddove si tratta di un problema complesso, stratificato e, quindi, strutturale.

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Point(s) of view – La casa de* mi* compagn* è la mia casa

Non sono mai stata a Point Break, non ne conosco i muri, i pavimenti. Non conosco neppure le facce di chi ci abitava. Sono stata a Roma pochissime volte e ancora meno mi è capitato di dormirci. Spostarmi è sempre stato economicamente insostenibile, anche quando la militanza era tutto per me. Quando, diversi anni fa, i primi compagni iniziavano a lasciare Pisa, mi chiedevo se un giorno avrei pensato anche io di andarmpointtene. Uno di questi mi disse che sarebbe andato a Roma perché si era liberato un posto a Point e quindi poteva permettersi di trasferirsi e studiare fuori. E che è Point? Se magna? Così quando ho iniziato davvero a pensarci anche io, seguendo i miei desideri e le mie ambizioni, ho iniziato a guardarmi intorno. Bologna, Torino. E mentre i miei sogni avanzavano e correvano su tutte le strade possibili, realizzavo che, di nuovo, era tutto economicamente insostenibile. Gli affitti, le bollette, il costo della vita, i biglietti dell’autobus, il trasloco, l’ansia di un investimento che non pensavo di meritare. E poi ancora la mia rete di relazioni, la mia assemblea che, se anche non frequento da un po’, resta il mio riferimento politico e fisico. Tutto troppo complicato per prendere una decisione. Ma ancora oggi, che sono in pace con le mie scelte e che amo stare qui, ho bisogno di ripetere almeno nella mia testa la risposta a quella domanda. Ora io so cos’è Point Break. Lo so dai racconti dei miei compagni e delle mie compagne, che ci hanno dormito tantissime volte; lo so perché se navigo nei miei desideri trovo Point. Point Break è la sicurezza di una casa, per tutti e tutte, è l’esistere in sé che diventa merito, è la terra ferma dopo un naufragio, è comune, è amore, è gioia. È ciò che mi fa sognare un giorno di spostarmi ma soprattutto è ciò che mi fa sognare di poter tornare ogni volta che voglio. E se è vero che non mi sono mai accollata a Point per dormire, appoggiarmi o mangiare, è ancora più vero che mi sono accollata a Point per sognare. E vi pare poco?

Eppi