Dalla nostra parte della #Rete.

Nella mattina di Venerdì 29 Aprile nel Cnr Pisa si è tenuta la celebrazione per il trentennale dalla prima connesione web italiana, per la quale era stata annunciata la partecipazione del premier Renzi e del ministro Giannini.
Le realtà sociali cittadine si sono organizzate per mettere in campo una contestazione al primo ministro che, partendo dal centro cittadino, sarebbe arrivata in corteo fino al CNR, intorno al quale era stato tracciato il confine di un’ampia zona rossa, che avrebbe impedito la circolazione dei cittadini per l’intera durata dell’evento.

Se fino alla sera del 28 era solo una voce di corridoio, nella mattinata del 29 aprile l’assenza di Matteo Renzi diventa notizia ufficiale: come di consueto, una volta balenata l’ipotesi di essere contestato, il premier ha deciso di inventarsi una scusa di comodo per non presentarsi; non a caso, questa prassi diventata ormai abituale ha suggerito a qualcuno la creazione di una mappa interattiva, collegata all’hashtag #RenziScappa, per segnalare tutte le “fughe” del premier dagli appuntamenti annunciati in giro per la penisola.
Nella mattina di venerdì proprio questo hashtag è diventato trending topic su Twitter, restando poi per tutta la giornata uno dei temi più discussi proprio su quella Rete che Renzi veniva a celebrare.

Infatti, come a Pisa ci si è ormai abituati a sentir raccontare – durante il periodico evento-vetrina dell’Internet Festival – anche questa volta la narrazione che Renzi ha cercato di proporre riguardo il Web è quella di una Rete unificatrice, pacificatrice del conflitto sociale.
Tanto che, a fine giornata, il premier ha avuto il coraggio di dichiarare che non avrebbe compreso le contestazioni, poichè non comprendeva come si potesse “contestare Internet”. Oltre alla egocentrica e quasi grottesca identificazione tra la propria persona e il Web, questa affermazione nasconde un conflitto ben più profondo.

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Non è un paese per giovani. E la colpa non è nostra.

Una risposta a Francesco Cancellato (Linkiesta) da chi le lotte contro la distruzione dell’università e della ricerca le ha fatte davvero. Tutte quante.

Il giorno dopo i complimenti pubblici rivolti sui social dal ministro dell’istruzione Giannini ai 30 ricercatori italiani vincitori di un’importante fondo di ricerca europeo, è diventata virale in rete la risposta di Roberta D’Alessandro, vincitrice di uno di quei fondi: più della metà di quei “cervelli”, sostiene la ricercatrice, non è più in Italia, ma sta conducendo studi con altre università europee.

Non ci interessa qui soffermarci sul post in risposta al ministro, nel quale la ricercatrice sottolinea come in Italia sia stata scavalcata da altri che in fondo non si “meritavano” di passarle avanti: sappiamo bene che la meritocrazia, spesso indicata come panacea dei mali della ricerca e dell’università italiana, è in realtà uno strumento per creare divisioni tra i pochi che “eccellono” e i molti a cui sono riservate le macerie. E non ci interessa neppure ripetere il ritornello per cui chi lascia l’Italia è da ritenersi “cervello in fuga”, mentre chi rimane è pur sempre un “bamboccione”, quando è invece evidente che il futuro dentro e fuori l’università in Europa è sempre più precario.

Vogliamo piuttosto porre l’accento su altro: mentre il ministro Giannini provava a rimediare alla figuraccia, c’è chi crede di aver trovato il vero colpevole delle condizioni disastrose in cui versano università e ricerca in Italia. Francesco Cancellato, il direttore de Linkiesta, ci aiuta a trovare i responsabili. Continue reading “Non è un paese per giovani. E la colpa non è nostra.”

Fuga dal Sant’Anna

Venerdì 12 Dicembre, la Scuola Superiore Sant’Anna avrebbe dovuto ospitare una lectio magistralis
dal titolo “Jobs Act e la Grande trasformazione del lavoro”, con gli interventi del vicepresidente del
Senato Valeria Fedeli, del direttore di Confindustria toscana Sandro Bonaceto e del presidente di
Confservizi Cispol toscana Alfredo De Girolamo.
Il Jobs Act è diventato legge pochi giorni fa con una ratifica del Senato a tappe forzate: il calendario di
discussione parlamentare ha subito un’improvvisa e brusca accelerazione, affinché il tutto passasse
quanto più possibile sotto silenzio e si limitassero le possibilità di dissenso interne allo stesso PD,
che del provvedimento era promotore; nonostante queste accortezze, la giornata del 3 Dicembre ha
comunque visto scendere in piazza a Roma una composizione determinata che si è opposta con forza
all’approvazione di questo provvedimento, che ristruttura il mondo del lavoro nella direzione dello
smantellamento totale delle tutele di chi ne fa parte o di chi prova ad entrarci.
La stessa ottusa violenza che, sotto forma della precarizzazione radicale delle nostre esistenze, si
abbatte sulle nostre vite dai provvedimenti in materia di lavoro del governo Renzi, si è anche
manifestata in tutta la sua materialità in una Roma blindata dalle forze dell’ordine, che hanno risposto
con aggressioni e veri e propri sequestri al corteo che voleva attraversare le strade vicino a palazzo
Madama. Non ci stupisce che questo governo abbia bisogno di trincerarsi, in maniera becera e
colpevole, dietro i manganelli: è il segnale di un potere “giovane” solo negli slogan e indebolito come
non mai, colpito, come si legge sulle prime pagine di qualsiasi quotidiano, da scandali incontenibili
che lo legano indissolubilmente alla criminalità organizzata e ai vecchi fascismi.
L’opposizione al Jobs Act e alle politiche da esso rappresentate, al contrario, è portata avanti da una
composizione sociale viva, molteplice e determinata, che non è nata il 3 dicembre e che, di certo, non
si è fermata a quella data. Siamo tutti stati parte di quella piazza romana, perché siamo stati parte
fondamentale di un movimento ampio, che in questo autunno ha saputo dispiegarsi in grandi giornate
di lotta, come quella dello Sciopero Sociale del 14 Novembre che ha visto riempirsi oltre 50 piazze in
tutta Italia, ma anche in pratiche quotidiane radicali e capillari in tutti i territori: dalle mobilitazioni di
chi chiede diritti e tutele nel mondo del lavoro (le lotte dei facchini in tutto il Paese ne sono un
esempio), a chi si oppone allo Sblocca Italia nei territori devastati del Sud, dalle scuole occupate
contro la “Buona scuola” ai blocchi della produzione organizzati ovunque da precari e intermittenti,
soggetti privi del diritto di sciopero.
La stessa composizione ha scelto di essere in piazza anche il 12 Dicembre, prendendosi lo spazio
politico aperto da uno sciopero dei grandi sindacati convocato fuori tempo massimo e per molti versi
insufficiente, ma utile per ottenere l’attenzione dovuta a quei soggetti (lavoratori, studenti, precari,
abitanti di territori in lotta) che costituiscono, davvero, un’opposizione sociale reale a questo governo,
ormai sfiduciato dalle piazze, prima ancora che dai giochi del Parlamento e dagli scandali giudiziari.
Per questo, avevamo lanciato venerdì alle ore 15 un momento di confronto in Piazza Martiri della
Libertà, fra tutti i soggetti che vivono il mondo del lavoro nella sua materialità e che scontano
problematiche e difficoltà sia dentro che fuori di esso, poiché non crediamo che si possa concedere
nessuna legittimità ad un dibattito su tali questioni che tenga conto soltanto degli esponenti del partito
che ha approvato il Jobs act e di chi si nutre dello sfruttamento che tale legge legittima.
Dopo la pubblicazione del nostro appello, la lectio magistralis è stata annullata evidenziando da parte
della Scuola Sant’Anna e dei suoi ospiti l’incapacità, tipica per altro del PD renziano, di confrontarsi
con coloro che, in risposta alle politiche neoliberali, dispiegano lotte forti e vivaci che parlano di
rivendicazioni chiare: diritti, garanzie, reddito universale e salario minimo europeo.
Lo sciopero sociale non si arresta di fronte a manovre strategiche di questo tipo, l’opposizione che si
è costituita in questo Autunno non ha bisogno di appoggiarsi a calendari altrui, ma continuerà nel suo
percorso.

Dibattito su Lavoro male comune di Andrea Fumagalli – 23 maggio

Venerdì 23 maggio a Exploit presenteremo il libro Lavoro male comune di Andrea Fumagalli, che offre un’analisifumagalli densa ed efficace attorno ai temi del lavoro, della precarietà e del reddito.
Si tratta di nodi che da tempo ci tengono impegnati e che saranno al centro delle nostre riflessioni e mobilitazioni future. Per questa ragione vorremmo mettere a disposizione questo dibattito per un confronto aperto con tutte le realtà cittadine che sono impegnate su questi temi.

In particolare ci sembra che un’analisi genealogica dell’etica del lavoro e un ribaltamento di tale regime discorsivo possano essere centrali per riaprire una discussione pubblica attorno al lavoro precario e alle mutazioni che il cosiddetto mercato del lavoro ha subito.
Ci pare, inoltre, che la messa in discussione delle inadeguate categorie dell’ISTAT e della fotografia fuorviante che queste offrono del mondo del lavoro possa essere un primo passo per rendere riconoscibili ed evidenti le forme di lavoro con cui conviviamo quotidianamente.
Inoltre crediamo che il dibattito sul tema del reddito abbia avuto in Italia una storia particolare: il modo in cui questa rivendicazione propria dei movimenti sociali è entrata a far parte oggi del confronto politico, anche parlamentare, è sempre più ambiguo. Fare chiarezza sulle nostre rivendicazioni ci sembra fondamentale. Distinguere il reddito incondizionato di base da ogni forma di assistenzialismo e sottolinearne la natura remunerativa in un’epoca in cui è immediatamente produttiva la vita stessa, ci sembra estremamente importante. Chiarire il senso della natura “incondizionata” del reddito, contro chi fa del lavoro l’elemento garante della cittadinanza stessa è poi un obiettivo centrale.
Con questa iniziativa vogliamo aprire un percorso che ci porterà il 7 e l’8 maggio a Roma per partecipare al meeting sul reddito convocato da Officine Zero e Clap e, in seguito, l’11 luglio a Torino in occasione del Vertice europeo sulla disoccupazione giovanile, quando verrà inaugurato il semestre italiano di presidenza europea.
Ci sembra che la composizione giovanile precaria e disoccupata che sarà oggetto di quel vertice necessiti di una presa di parola forte, ed è per questo che vogliamo provare ad aprire spazi pubblici di discussione anche a Pisa per costruire una partecipazione ampia alla contestazione del vertice e alle mobilitazioni che seguiranno.

Invitiamo quindi tutti e tutte a partecipare alla presentazione e al dibattito.

Exploit Pisa