Chiamata allo Sciopero internazionale delle donne – 8 marzo 2017 di Ni Una Menos

paro_internacional
L’otto marzo la terra trema. Le donne del mondo si uniscono e lanciano una prova di forza e un grido comune: sciopero internazionale delle donne. Ci fermiamo. Scioperiamo, ci organizziamo e ci incontriamo tra di noi. Mettiamo in pratica il mondo in cui vogliamo vivere.
#NoiScioperiamo
Scioperiamo per denunciare:
Che il capitale sfrutta le nostre economie informali, precarie e intermittenti.
Che gli stati nazionali e il mercato ci sfruttano quando ci indebitano.
Che gli Stati criminalizzano i nostri movimenti migratori.
Che guadagniamo meno degli uomini e che il divario salariale tocca, in media, il 27%.
Che non si riconosce il fatto che il lavoro domestico e di cura è lavoro non retribuito, che si somma mediamente per 3 ore in più alle nostre giornate lavorative.
Che questa violenza economica aumenta la nostra vulnerabilità di fronte alla violenza maschile, di cui l’atto estremo più aberrante sono i femminicidi.
Scioperiamo per reclamare il diritto all’aborto libero e perché nessuna sia obbligata alla maternità.
Scioperiamo per rendere visibile che se i lavori di cura non diventano responsabilità di tutta la società noi ci vediamo obbligate a riprodurre lo sfruttamento classista e coloniale tra donne. Per andare a lavorare dipendiamo da altre donne. Per spostarci dipendiamo da altre donne.
Scioperiamo per valorizzare il lavoro invisibilizzato che facciamo, che costruisce reti, sostegno e strategie vitali in contesti difficili e di crisi.

Sciopero Sociale: Mappare la precarietà, bloccare i flussi

CONCENTRAMENTO

VENERDÌ 14 NOVEMBRE

ORE 16:00, piazza Garibaldi

 

Qui la locandina dell’evento!

Sappiamo quanto è difficile oggi scioperare. Lo è per chi ha un lavoro fisso, per chi il diritto di sciopero ce l’ha, ma lo vede sottoposto a troppe limitazioni. Lo è perché è faticoso rinun- ciare a una parte del proprio stipendio quando la crisi si approfondisce e soldi non ce ne sono. Lo è ancora di più per chi è precario, per chi scioperare significa rischiare di perdere il posto di lavoro. Lo è per chi è un lavoratore autonomo, perché poi deve motivare il proprio ritardo nella consegna al committente. Lo è per un disoccupato o per un intermittente.
Sappiamo tutto questo e lo sappiamo sulla nostra pelle. Ma sappiamo anche che stare fermi ora vuol dire perdere (o quasi) la possibilità di lottare domani. La riforma del mercato del lavoro del governo Renzi – ddl Poletti e Jobs Act – renderà il lavoro sempre più ricattabile, servile, povero. Contro tutto questo dobbiamo alzare la testa, prendere parola, resistere.
Il 14 novembre sciopereremo e invitiamo a farlo in tante forme per 24 ore. Sarà uno scio- pero del lavoro dipendente e del lavoro precario, di quello autonomo e della formazione, sarà uno sciopero metropolitano, meticcio, digitale e dei/dai generi. Il 14 novembre sciopereremo e invitiamo a scioperare:
Per fermare il Jobs Act, per estendere (e non eliminare) i diritti previsti dallo Statuto dei lavoratori a partire dall’art.18. Per abolire la Legge Poletti, i suoi contratti a tempo determi- nato «acausali» e la liberalizzazione dell’apprendistato.
Per l’abolizione delle 46 forme contrattuali della legge 30. Contro la truffa e le discrimina- zioni del “Contratto a tutele crescenti”. Per un contratto unico a tutele immediate.
Per un salario minimo europeo. Non siamo disposti a lavorare al di sotto di 10 euro l’ora.
Per un reddito di base universale, non condizionato all’accettazione di qualsiasi lavoro e finanziato dalla fiscalità generale. Servono subito 15-20 miliardi contro la truffa del Naspi, per il quale sono previsti 1,6 miliardi di euro, sufficienti per non più di 180.000 persone a fronte del 44% di disoccupazione giovanile.
Per la redistribuizione ai reali beneficiari (disoccupati, neet ed inoccupati) dei 1.5 miliar- di di cofinanziamento europeo del programma Youth Guarantee.
Per la retribuzione di tutti i lavori, che siano sotto forma di stage, tirocini, prove, volonta- riato o freejobs. No all’accordo sul lavoro per Expo 2015.
Per l’estensione del diritto alla malattia e alla maternità ai lavoratori autonomi e contro l’aumento dell’aliquota della gestione separata INPS per i professionisti atipici.
Per la stabilizzazione delle e dei precari nella scuola, nell’università, negli enti di ricerca, negli enti e nelle istituzione pubbliche.
Per la gratuità dell’istruzione, contro la ‘Buona Scuola’ di Renzi e l’entrata dei privati nei luoghi della formazione. Per la reale tutela del diritto allo studio, contro gli ulteriori 150 milioni di tagli previsti nel decreto Sblocca Italia.
Per un rilancio massiccio degli investimenti pubblici in formazione e ricerca, contro la privatizzazione del welfare, delle public utilities e dei beni comuni.
Sono solo i primi punti, molti altri li scriveremo collettivamente. La lotta sarà lunga e non basterà uno sciopero, ma non siamo più disposti a vivere e lavorare senza diritti, non ci stancheremo di lottare.
#NONINMIONOME #SCIOPEROSOCIALE

http://scioperosociale.it/

#7N, AZIONE AL PISA BOOK FESTIVAL: VERSO LO SCIOPERO SOCIALE

Quest’anno si svolgerà la 12° edizione del Pisa Book Festival.
Tra i partner dell’evento l’immancabile Fondazione Pisa, pilastro della “diffusione” della cultura (a pagamento) a Pisa, partecipe anche della gestione di Palazzo Blu. Novità di quest’anno, invece, la presenza di grossi sponsor privati d’eccezione: IKEA e la Sat.

La Sat, società dell’aeroporto, dal canto suo, fa profitti sulle spalle di tutti i lavoratori degli appalti,con condizioni di lavoro inumane , come sta dimostrando il caso dello sciopero dei dipendenti della GB.
La società scandinava arriva a Pisa, e il Comune le consegna le chiavi della città: facilitazioni economiche (ricordiamo la pubblicizzazione massiccia per il lancio dell’apertura, quando il centro cittadino venne letteralmente tappezzato da carta da parati, tovagliette e manifesti a tema, per i quali sono stati imposti costi di affissione pressochè nulli, grazie all’escamotage di non rendere evidente il logo dell’azienda) e agevolazioni urbanistiche (una rotonda comunale “su misura” nella zona industriale con variante urbanistica nel tempo record di due mesi). Una tale sollecitudine che chi governa questa città non ha dimostrato nella tutela del complesso industriale e di chi vi lavorava.

VOI ASSEMBLATE PRECARIETÀ NOI COSTRUIAMO LO SCIOPERO SOCIALE

Quello che dovrebbe essere un festival pensato per dare spazio alla piccola editoria indipendente, offre, invece, un’ulteriore vetrina (mediante uno stand permanente) ad una mega azienda che si vanta di portare ricchezza e occupazione nel territorio pisano, fregiandosi della propria attenzione alla qualità del lavoro e alle risorse umane: lo slogan è “Lavorare con noi è come lavorare con degli amici”. La realtà è ben diversa: Ikea è uno spazio di riproduzione della precarietà e di quelle forme di sfruttamento del lavoro che da anni, ormai, ci vengono imposte come sacrificio necessario per uscire da una crisi prodotta dagli speculatori finanziari.

Undici lavoratori del reparto logistica del negozio IKEA di Pisa dal 1 ottobre sono stati mandati a casa dalla multinazionale. Un sostanziale “licenziamento”, mascherato dalla formula “mancato rinnovo di contratto”. Ricordiamo come nel punto vendita di Pisa, IKEA si avvale di una platea di centinaia di contratti a tempo determinato di sei mesi (spacciati come periodi di “formazione”) che riguardano quasi tutti i dipendenti. É di pochi giorni fa la notizia, per giunta, del lancio di contratti “week-end”, una nuova forma contrattuale della durata di una manciata di giorni. La precarietà come norma, come filosofia d’impresa: un modello di cui Expo 2015 sarà la vetrina ufficiale nel nostro Paese e che il Jobs Act, discusso in questi giorni, consacrerà definitivamente sul piano legislativo.

Ikea per il (lavoro precario) sociale

Il resto della città, quella che non fa parte e non guadagna da Fondazioni o Imprese di lusso, viene messo ai margini, anzi, viene vessato senza vergogna, mentre i soggetti che lo animano vengono sottoposti a condizioni lavorative di sfruttamento per poi essere licenziati senza nessun preavviso, proprio da aziende come Ikea e la GB. È il caso dei quartieri, isolati e cascanti a pezzi, non fosse per l’impegno e l’attivazione dei comitati che vi abitano, e degli studenti, in migliaia senza un posto alloggio, costretti a pagare affitti sempre più da rapina, in un mondo della formazione sempre più dismesso.

Gli studenti, i lavoratori precari dei settori della cultura, della ricerca e della logistica e gli abitanti di questa città riprendono parola, incrociando i percorsi e le lotte per mettere in discussione il ricatto della precarietà che ci viene imposta, come faremo attraverso la giornata dello Sciopero Sociale, il 14 Novembre .

Pisa incrocia le braccia!

Le ragioni del reddito di esistenza universale – VENERDÌ 7, 17.30

10699704_1536136466626432_3538420163523781958_o-679x500 VENERDÌ 7 ORE 17.30, Discussione con Giacomo Pisani, autore di “Le ragioni del reddito di esistenza universale”

Il reddito di esistenza universale, liberando l’individuo dal ricatto della povertà e riconoscendo la dignità della persona al di fuori dal mercato, costituisce uno strumento di emancipazione degli individui, ponendoli nella condizione di poter decidere e progettare la propria esistenza. Lungi dunque dal poterlo considerare come una sorta di ammortizzatore sociale, esso costituisce piuttosto uno strumento che favorisce la possibilità di opporsi a un ordine sociale fondato sulla “razionalità” del mercato, e di pensare a uno stato sociale non più condizionato dalla centralità del lavoro, dal momento che esso non può più essere considerato come l’unica, prevalente o normale condizione di vita su cui ancora si fondano le misure di welfare rivolte agli individui.
A partire dagli spunti offerti dal libro, vorremmo proporre una discussione sui temi della precarietà e del lavoro “intermittente” ai tempi del jobs act, che provi ad individuare uno spazio comune in cui le lotte che su questi temi già esistono e si dispiegano sui territori possano incrociarsi, guardando alla data dello sciopero sociale del 14 Novembre e ai percorsi che potrà aprire nei mesi a venire.

A seguire aperitivo!

Evento fb:
https://www.facebook.com/events/716284155129966/