Chiamata allo Sciopero internazionale delle donne – 8 marzo 2017 di Ni Una Menos

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L’otto marzo la terra trema. Le donne del mondo si uniscono e lanciano una prova di forza e un grido comune: sciopero internazionale delle donne. Ci fermiamo. Scioperiamo, ci organizziamo e ci incontriamo tra di noi. Mettiamo in pratica il mondo in cui vogliamo vivere.
#NoiScioperiamo
Scioperiamo per denunciare:
Che il capitale sfrutta le nostre economie informali, precarie e intermittenti.
Che gli stati nazionali e il mercato ci sfruttano quando ci indebitano.
Che gli Stati criminalizzano i nostri movimenti migratori.
Che guadagniamo meno degli uomini e che il divario salariale tocca, in media, il 27%.
Che non si riconosce il fatto che il lavoro domestico e di cura è lavoro non retribuito, che si somma mediamente per 3 ore in più alle nostre giornate lavorative.
Che questa violenza economica aumenta la nostra vulnerabilità di fronte alla violenza maschile, di cui l’atto estremo più aberrante sono i femminicidi.
Scioperiamo per reclamare il diritto all’aborto libero e perché nessuna sia obbligata alla maternità.
Scioperiamo per rendere visibile che se i lavori di cura non diventano responsabilità di tutta la società noi ci vediamo obbligate a riprodurre lo sfruttamento classista e coloniale tra donne. Per andare a lavorare dipendiamo da altre donne. Per spostarci dipendiamo da altre donne.
Scioperiamo per valorizzare il lavoro invisibilizzato che facciamo, che costruisce reti, sostegno e strategie vitali in contesti difficili e di crisi.

Non è un paese per giovani. E la colpa non è nostra.

Una risposta a Francesco Cancellato (Linkiesta) da chi le lotte contro la distruzione dell’università e della ricerca le ha fatte davvero. Tutte quante.

Il giorno dopo i complimenti pubblici rivolti sui social dal ministro dell’istruzione Giannini ai 30 ricercatori italiani vincitori di un’importante fondo di ricerca europeo, è diventata virale in rete la risposta di Roberta D’Alessandro, vincitrice di uno di quei fondi: più della metà di quei “cervelli”, sostiene la ricercatrice, non è più in Italia, ma sta conducendo studi con altre università europee.

Non ci interessa qui soffermarci sul post in risposta al ministro, nel quale la ricercatrice sottolinea come in Italia sia stata scavalcata da altri che in fondo non si “meritavano” di passarle avanti: sappiamo bene che la meritocrazia, spesso indicata come panacea dei mali della ricerca e dell’università italiana, è in realtà uno strumento per creare divisioni tra i pochi che “eccellono” e i molti a cui sono riservate le macerie. E non ci interessa neppure ripetere il ritornello per cui chi lascia l’Italia è da ritenersi “cervello in fuga”, mentre chi rimane è pur sempre un “bamboccione”, quando è invece evidente che il futuro dentro e fuori l’università in Europa è sempre più precario.

Vogliamo piuttosto porre l’accento su altro: mentre il ministro Giannini provava a rimediare alla figuraccia, c’è chi crede di aver trovato il vero colpevole delle condizioni disastrose in cui versano università e ricerca in Italia. Francesco Cancellato, il direttore de Linkiesta, ci aiuta a trovare i responsabili. Continue reading “Non è un paese per giovani. E la colpa non è nostra.”

Fuga dal Sant’Anna

Venerdì 12 Dicembre, la Scuola Superiore Sant’Anna avrebbe dovuto ospitare una lectio magistralis
dal titolo “Jobs Act e la Grande trasformazione del lavoro”, con gli interventi del vicepresidente del
Senato Valeria Fedeli, del direttore di Confindustria toscana Sandro Bonaceto e del presidente di
Confservizi Cispol toscana Alfredo De Girolamo.
Il Jobs Act è diventato legge pochi giorni fa con una ratifica del Senato a tappe forzate: il calendario di
discussione parlamentare ha subito un’improvvisa e brusca accelerazione, affinché il tutto passasse
quanto più possibile sotto silenzio e si limitassero le possibilità di dissenso interne allo stesso PD,
che del provvedimento era promotore; nonostante queste accortezze, la giornata del 3 Dicembre ha
comunque visto scendere in piazza a Roma una composizione determinata che si è opposta con forza
all’approvazione di questo provvedimento, che ristruttura il mondo del lavoro nella direzione dello
smantellamento totale delle tutele di chi ne fa parte o di chi prova ad entrarci.
La stessa ottusa violenza che, sotto forma della precarizzazione radicale delle nostre esistenze, si
abbatte sulle nostre vite dai provvedimenti in materia di lavoro del governo Renzi, si è anche
manifestata in tutta la sua materialità in una Roma blindata dalle forze dell’ordine, che hanno risposto
con aggressioni e veri e propri sequestri al corteo che voleva attraversare le strade vicino a palazzo
Madama. Non ci stupisce che questo governo abbia bisogno di trincerarsi, in maniera becera e
colpevole, dietro i manganelli: è il segnale di un potere “giovane” solo negli slogan e indebolito come
non mai, colpito, come si legge sulle prime pagine di qualsiasi quotidiano, da scandali incontenibili
che lo legano indissolubilmente alla criminalità organizzata e ai vecchi fascismi.
L’opposizione al Jobs Act e alle politiche da esso rappresentate, al contrario, è portata avanti da una
composizione sociale viva, molteplice e determinata, che non è nata il 3 dicembre e che, di certo, non
si è fermata a quella data. Siamo tutti stati parte di quella piazza romana, perché siamo stati parte
fondamentale di un movimento ampio, che in questo autunno ha saputo dispiegarsi in grandi giornate
di lotta, come quella dello Sciopero Sociale del 14 Novembre che ha visto riempirsi oltre 50 piazze in
tutta Italia, ma anche in pratiche quotidiane radicali e capillari in tutti i territori: dalle mobilitazioni di
chi chiede diritti e tutele nel mondo del lavoro (le lotte dei facchini in tutto il Paese ne sono un
esempio), a chi si oppone allo Sblocca Italia nei territori devastati del Sud, dalle scuole occupate
contro la “Buona scuola” ai blocchi della produzione organizzati ovunque da precari e intermittenti,
soggetti privi del diritto di sciopero.
La stessa composizione ha scelto di essere in piazza anche il 12 Dicembre, prendendosi lo spazio
politico aperto da uno sciopero dei grandi sindacati convocato fuori tempo massimo e per molti versi
insufficiente, ma utile per ottenere l’attenzione dovuta a quei soggetti (lavoratori, studenti, precari,
abitanti di territori in lotta) che costituiscono, davvero, un’opposizione sociale reale a questo governo,
ormai sfiduciato dalle piazze, prima ancora che dai giochi del Parlamento e dagli scandali giudiziari.
Per questo, avevamo lanciato venerdì alle ore 15 un momento di confronto in Piazza Martiri della
Libertà, fra tutti i soggetti che vivono il mondo del lavoro nella sua materialità e che scontano
problematiche e difficoltà sia dentro che fuori di esso, poiché non crediamo che si possa concedere
nessuna legittimità ad un dibattito su tali questioni che tenga conto soltanto degli esponenti del partito
che ha approvato il Jobs act e di chi si nutre dello sfruttamento che tale legge legittima.
Dopo la pubblicazione del nostro appello, la lectio magistralis è stata annullata evidenziando da parte
della Scuola Sant’Anna e dei suoi ospiti l’incapacità, tipica per altro del PD renziano, di confrontarsi
con coloro che, in risposta alle politiche neoliberali, dispiegano lotte forti e vivaci che parlano di
rivendicazioni chiare: diritti, garanzie, reddito universale e salario minimo europeo.
Lo sciopero sociale non si arresta di fronte a manovre strategiche di questo tipo, l’opposizione che si
è costituita in questo Autunno non ha bisogno di appoggiarsi a calendari altrui, ma continuerà nel suo
percorso.

Tweet storm verso lo sciopero sociale!

Facciamoci sentire sulle piazze digitali in vista dello sciopero sociale del 14 Novembre!

Dopo il riuscitissimo esperimento del #10o, in cui il l’hashtag #socialstrike è entrato nella classifica dei trending topic in soli 12 minuti, rilanciamo un nuovo tweet storm per dar voce allo sciopero sociale che si terrà in tante piazze italiane e europee il giorno dopo, 14 novembre.

Per chi avesse bisogno di info sull’argomento può contattarci all’indirizzo netstrike.now@gmail.com

L’account da cui partirà l’attacco è il solito: Netstrike_now

L’howto creato per facilitare l’azione del 10o e utilizzabile anche in quest’occasione per chi non sapesse come funziona un tweet storm https://eigenlab.org/2014/10/howto-appropriarsi-del-trending-topic-di-twitter/

See you on the web, see you on the barricades!

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