Despenalizar el aborto es descolonizar nuestros cuerpos

obiezione
L’immagine del tweet bombing, liberamente presa dal blog di “Anarkikka“.

Lunedì dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21, al cinguettio di #ObiettiamoLaSanzione centinaia di tweet hanno intasato i profili di Matteo Renzi e della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin per portare alla luce un decreto legge passato lo scorso 15 gennaio piuttosto sotto silenzio, ovvero la depenalizzazione dell’aborto clandestino. Sembrerebbe una buon notizia, visto che il reato penale è stato cancellato; se non fosse che la sanzione amministrativa, che prima aveva un importo di 51 €, è salita a 10.000 € una multa di entità notevole che ricade non sulla struttura o su ha chi pratica l’aborto, ma direttamente sulle donne che vi si sono sottoposte. Di cose da dire ne abbiamo avute molte, le discussioni su Twitter si sono moltiplicate, al punto da scalare la vetta dei “Trending Topic” e guadagnarsi il primo posto tra gli argomenti più caldi di quelle ore. 

D’altronde, le conseguenze di questo decreto ricadranno direttamente sulla nostra pelle: per la paura di essere multate, meno donne che hanno avuto complicazioni dopo un aborto clandestino andranno in ospedale, cosa che, prima di questo decreto, non era così fortemente scoraggiata, come avviene ora che la multa è tutt’altro che “simbolica”.
Ma perché le donne scelgono di mettere a rischio la propria vita praticando una interruzione di gravidanza al di fuori delle strutture pubbliche? In questo paese è garantito il diritto -sancito legislativamente quasi 40 anni fa- di interrompere volontariamente la gravidanza?
Forse è questa la domanda che doveva porsi la ministra della salute Lorenzin. Avrebbe scoperto che l’Italia si colloca tra i Paesi con più medici obiettori d’Europa. Al punto che nel 2014 il consiglio Europeo per i diritti sociali ci ha sanzionato, dichiarando che L’elevato numero di medici obiettori di coscienza viola il diritto alla salute delle donne che intendono interrompere la gravidanza, diritto alla salute previsto dall’art. 11 della Carta sociale europea[1], mettendo a rischio la vita delle donne stesse. [2]

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Canapa terapeutica

GIOVEDI 16, H 18.00 @eXploit

Dibattito sull’uso della canapa con scopo terapeutico.
Interverranno:
– Nunzio Santalucia (medico, tossicologo)
– Fabrizio Cinquini (medico e sperimentatore – http://www.corriere.it/inchieste/reportime/interviste/dottor-cannabis-ecco-perche-ho-cercato-coltivare-canapa-scopo-terapeutico/63d0823c-86ba-11e3-a3e0-a62aec411b64.shtml)

a cura di Osservatorio Antiproibizionista-Canapisa Crew.

www.osservatorioantipro.org
canapisa@inventati.org

A seguire… Musica ed apericena (benefit CanaPisa)!

Non mancare!

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Nuove sfide educative? Respingiamo l’omofobia, impariamo dalle differenze

Mercoledì 25 Febbraio nel Seminario di Santa Caterina alle ore 21.00 si terrà un’iniziativa dal titolo “Nuove sfide educative. L’ideologia gender nelle scuole e la libertà di educazione.” , promosso da Manif pour tous (sigla a cui fa riferimento il movimento delle sentinelle in piedi), l’associazione pro-life “Vita è” e il gruppo “Giuristi per la vita”, il cui presidente sarà il relatore principale dell’evento, Gianfranco Amato, noto per le sue posizioni dichiaratamente omofobe: promotore della campagna contro l’approvazione del DDL Scalfarotto (che ha definito una legge “liberticida” paragonabile alle leggi naziste, messa in campo dalla “lobby dei gay”, che agirebbero come moderni Goebbels), e fiero oppositore dei progetti di educazione alle differenze e all’affettività nelle scuole, si è dichiarato “Omofobo e pronto ad andare in galera per questo”. ( http://www.ilgiornale.it/news/interni/mi-denuncio-sono-omofobo-e-pronto-ad-andare-galera-992845.html)

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Non vogliamo che il dibattitito sulle problematiche dell’educazione sia discusso all’interno di un istituto di formazione (religioso) tra soggetti che promuovono la discriminazione e l’odio nei confronti di chi vive una sessualità lontana dalla loro idea, nascondendosi dietro lo scudo della libertà d’espressione, confondendola con una libertà a discriminare.
Non possiamo accettare che questi soggetti vengano nella nostra città e che prendano parola su un tema come la formazione spinti da un moralismo carico di odio, senza trovare la stessa accoglienza che Pisa stessa riservò all’iniziativa delle sentinelle in piedi lo scorso ottobre. In quella giornata infatti moltissime persone sono scese in piazza a contestare la ridicola protesta delle sentinelle, che manifestavano per la libertà di poter esprimere pubblicamente posizioni omofobe.
Per questo abbiamo deciso di convocare un presidio per smascherare e contestare questa iniziativa, per portare in piazza la ricchezza della nostra molteplicità e la convinzione che essa sia parte fondamentale di una formazione aperta e diversa dall’indottrinamento ottuso e rancoroso. Non abbiamo nulla da imparare da personaggi come Amato, non vogliamo che sia gente come lui ad avere voce in capitolo su come dovrebbe essere l’istruzione, che richiediamo plurale e libera da vecchi e dannosi pregiudizi.
Ci vediamo in Piazza Santa Caterina alle 20.30.

Riappropriarsi della rete per una riscrittura collettiva del presente

Una riflessione sulle contraddizioni aperte dall’Internet Festival

IF2014 racconta un’affascinante storia, la storia del bit come nuova materia, sorgente e struttura delle dimensioni del futuro possibile, che plasma nuove forme di vita quotidiana e di organizzazione globale. In un’economia in crisi, il bit, plasmato dalla libera creatività, è presentato come la risorsa che permetterà affermazione e realizzazione a menti ingegnose capaci di realizzare progetti che inseguano nuove strategie di guadagni e di marketing,.per garantire benefici e progresso all’umanità.
C’è anche chi vuole raccontare una storia simile, ma genuinamente rivoluzionaria.
Una rivoluzione non è solo un vestito nuovo o un’interfaccia più accattivante, ma la riscrittura collettiva di un sistema operativo.
Il racconto di IF tende un vecchio tranello e una nuova ragnatela.
Il tranello è la favola del mercato capitalisticocome sorgente di benessere e progresso. La storia del mondo occidentale è stata segnata da meravigliose imprese tecnologiche che hanno migliorato la qualità della vita e ne hanno espanso le possibilità, ma è lontanissimo l’obiettivo di garantire meno lavoro, meno stress, meno disuguaglianze. 
La nostra scommessa è ripensare l’accelerazione del processo tecnologico come un processo orientato verso la creazione di ricchezza sociale, relazioni e cooperazione, e contro le logiche di profitto. Solo così può rivelarsi uno strumento economico e politico in grado di rovesciare la crisi e cancellare ciò che l’ha provocata. In quest’ottica, la partecipazione diffusa e la condivisione di esperienze sono indispensabili, e la rete assume la condizione privilegiata di essere uno spazio attraversato e ricco di contraddizioni in cui sperimentare pratiche conflittuali. La rete è uno spazio digitale, ma non virtuale o simulato: non è abitata da alter-ego, ma da estensioni dei nostri corpi e delle nostre menti. E’ un terreno interconnesso con lo spazio fisico, e partecipa alla trasformazione del reale. Continue reading “Riappropriarsi della rete per una riscrittura collettiva del presente”