Point(s) of view – La casa de* mi* compagn* è la mia casa

Non sono mai stata a Point Break, non ne conosco i muri, i pavimenti. Non conosco neppure le facce di chi ci abitava. Sono stata a Roma pochissime volte e ancora meno mi è capitato di dormirci. Spostarmi è sempre stato economicamente insostenibile, anche quando la militanza era tutto per me. Quando, diversi anni fa, i primi compagni iniziavano a lasciare Pisa, mi chiedevo se un giorno avrei pensato anche io di andarmpointtene. Uno di questi mi disse che sarebbe andato a Roma perché si era liberato un posto a Point e quindi poteva permettersi di trasferirsi e studiare fuori. E che è Point? Se magna? Così quando ho iniziato davvero a pensarci anche io, seguendo i miei desideri e le mie ambizioni, ho iniziato a guardarmi intorno. Bologna, Torino. E mentre i miei sogni avanzavano e correvano su tutte le strade possibili, realizzavo che, di nuovo, era tutto economicamente insostenibile. Gli affitti, le bollette, il costo della vita, i biglietti dell’autobus, il trasloco, l’ansia di un investimento che non pensavo di meritare. E poi ancora la mia rete di relazioni, la mia assemblea che, se anche non frequento da un po’, resta il mio riferimento politico e fisico. Tutto troppo complicato per prendere una decisione. Ma ancora oggi, che sono in pace con le mie scelte e che amo stare qui, ho bisogno di ripetere almeno nella mia testa la risposta a quella domanda. Ora io so cos’è Point Break. Lo so dai racconti dei miei compagni e delle mie compagne, che ci hanno dormito tantissime volte; lo so perché se navigo nei miei desideri trovo Point. Point Break è la sicurezza di una casa, per tutti e tutte, è l’esistere in sé che diventa merito, è la terra ferma dopo un naufragio, è comune, è amore, è gioia. È ciò che mi fa sognare un giorno di spostarmi ma soprattutto è ciò che mi fa sognare di poter tornare ogni volta che voglio. E se è vero che non mi sono mai accollata a Point per dormire, appoggiarmi o mangiare, è ancora più vero che mi sono accollata a Point per sognare. E vi pare poco?

Eppi

Point(s) of view – C’era musica nell’aria…

Ovvero, brainstorming elettro-sentimentale su Point Break.

They take a chance in those wonderful words you just don’t understand.
I can show you the way but I know that you’ll never be there.
All the time, all the shine of your eyes I would never forget.
All I know there’s no time, there’s no life, there is no turning back.

Point Break è soprattutto musica.
È quella che non conosci ancora, è quella che altrove non avresti mai ascoltato, è quella che non sapevi ti sarebbe piaciuta.
Point Break è il posto dove
Esiste la techno con la C e la tekno con la K, che non lo sapevi?
Le discussioni infinite dopo cena,

  • Ma che davero te piace ‘sta robba?
  • La goa è pe’ fricchettoni
  • E il rock? Perchè siete fissati tutti co’ l’elettronica?!

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Point(s) of view – un luogo che distrugge il vostro individualismo

Ci siamo passat* anche noi tra quelle pareti, siamo passat* e abbiamo respirato parte di quell’aria, ci siamo arricchit* lì dentro. Avevamo un posto in cui andare, un luogo che, qualsiasi cosa fosse successa, sarebbe stato lì.
Ci siamo passati anche noi tra quelle pareti, oltre quella porta. E non si poteva che rimanere affascinati dalla forza che usciva da quelle mura, dalla forza che nasce dal vivere insieme, dal lottare insieme.

Per sette anni Point è stato un centro di unione, di amore, amicizia, comunità, dove i sogni di tutt* si scontravano contro la realtà, una realtà troppo stretta. Era un grido contro tutto quello che veniva imposto e deciso. Perché lì, a Point, non c’era gente che abbassava la testa davanti al corso degli eventi, che accettava quello che era diventata la vita. È uno dei modi per credere che la vita sia in effetti nelle nostre mani, che la volontà della gente conti ancora qualcosa, che il nostro futuro siamo noi a sceglierlo, che siamo noi a decidere come vivere, dove andare, cosa vedere quando alziamo le tapparelle sul mondo. È il modo per sapere che non ci hanno strappato anche il diritto di scegliere, il diritto di vivere il nostro futuro. Il diritto di conoscere. Perché ci vogliono togliere tutto, tutto quello che negli anni abbiamo costruito con consapevolezza, privi di quella patina di ignoranza, perbenismo e convenienza che viene imposta affinché possiamo accettare tutto in silenzio. E più vai avanti e più ti scontri con questa verità. Ma noi ci riprenderemo tutto. E Point lo stava già facendo. Continue reading “Point(s) of view – un luogo che distrugge il vostro individualismo”

Dalla nostra parte della #Rete.

Nella mattina di Venerdì 29 Aprile nel Cnr Pisa si è tenuta la celebrazione per il trentennale dalla prima connesione web italiana, per la quale era stata annunciata la partecipazione del premier Renzi e del ministro Giannini.
Le realtà sociali cittadine si sono organizzate per mettere in campo una contestazione al primo ministro che, partendo dal centro cittadino, sarebbe arrivata in corteo fino al CNR, intorno al quale era stato tracciato il confine di un’ampia zona rossa, che avrebbe impedito la circolazione dei cittadini per l’intera durata dell’evento.

Se fino alla sera del 28 era solo una voce di corridoio, nella mattinata del 29 aprile l’assenza di Matteo Renzi diventa notizia ufficiale: come di consueto, una volta balenata l’ipotesi di essere contestato, il premier ha deciso di inventarsi una scusa di comodo per non presentarsi; non a caso, questa prassi diventata ormai abituale ha suggerito a qualcuno la creazione di una mappa interattiva, collegata all’hashtag #RenziScappa, per segnalare tutte le “fughe” del premier dagli appuntamenti annunciati in giro per la penisola.
Nella mattina di venerdì proprio questo hashtag è diventato trending topic su Twitter, restando poi per tutta la giornata uno dei temi più discussi proprio su quella Rete che Renzi veniva a celebrare.

Infatti, come a Pisa ci si è ormai abituati a sentir raccontare – durante il periodico evento-vetrina dell’Internet Festival – anche questa volta la narrazione che Renzi ha cercato di proporre riguardo il Web è quella di una Rete unificatrice, pacificatrice del conflitto sociale.
Tanto che, a fine giornata, il premier ha avuto il coraggio di dichiarare che non avrebbe compreso le contestazioni, poichè non comprendeva come si potesse “contestare Internet”. Oltre alla egocentrica e quasi grottesca identificazione tra la propria persona e il Web, questa affermazione nasconde un conflitto ben più profondo.

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