FICA POTENS, presentazione del libro di Diana Torres

Domenica 26 aprile

ore 17.30

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Presentazione di FICA POTENS
un manuale sul suo potere, la sua prostata e i suoi fluidi

Durante i secoli, la scienza medica si è posta come il maggior nemico del corpo e la sessualità delle donne, nascondendo realtà e patologizzando tutto ciò che non rientra all’interno dei parametri della fallocrazia e della eterosessualità e dei ruoli binari di genere.

Questo pseudo-manuale vuole svelare uno degli aspetti più controversi della sessualità della fica: la sua eiaculazione e fare un appello al ricoscimento dell’organo che la produce: la prostata.

Pieno di umorismo e abbastanza “mala leche”, l’autrice Diana J. Torres ripercorre gli aspetti di questa realtà attraverso una visione femminista e combattente, con l’ausilio dei disegni dell’artista Chiara Schiavon.

Lavoro… o qualcosa del Genere?

Generi precari tra forme di vita e pratiche di resistenza.

Ne discutiamo Sabato 28 Marzo ore 17 @ Exploit con
– Fuxia Block (Padova)
– Lab Smaschieramenti (Bologna)

A seguire aperitivo e musica!

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Durante l’autunno scorso, nel processo sviluppatosi intorno allo Sciopero Sociale del 14 Novembre, abbiamo voluto mettere al centro del dibattito una nozione allargata di “lavoro” che include tutte quelle prestazioni lavorative invisibili e non retribuite, tra cui il lavoro di cura, il lavoro affettivo, relazionale e lavoro di ri-produzione sociale.
A partire da questa considerazione è stato possibile incrociare e far convergere l’analisi e l’approccio transqueerfemminista con i discorsi e le lotte dei/delle precar*, student*, disoccupat*, migrant*: è stato possibile iniziare a immaginare uno sciopero dai/dei generi.

Da qui le domande: Che genere di lavoro al tempo della precarietà? Ma anche, e soprattutto, in che modo il genere, gli orientamenti e le identità sessuali vengono “messi al lavoro” nelle nuove forme di sfruttamento? Che identità, rigide e stereotipate, ha bisogno di riprodurre e mettere a valore il mondo del lavoro odierno?

Dall’altro lato, i diritti e i servizi garantiti alla comunità passano sempre più, grazie ai tagli e alle trasformazioni economiche, per forme di welfare familistico, comunque insufficiente, che grava su un mondo di affetti e relazioni non/sotto retribuito e non retribuibile, almeno con le categorie esistenti.
Quali sono le possibili “pratiche” e le esperienze di riappropriazione di welfare dal basso che ci parlano in maniera diretta di diritto alla salute e di contrasto alle politiche di smantellamento dei servizi pubblici, nonché di immediate rivendicazioni di forme di reddito diretto?

Presentazione Rise of Subterraneans

Venerdì 13 marzo ore 18 @exploit

Presentazione del libro del BORDA!fest, “Rise of Subterraneans”

A seguire aperitivo per l’autofinanziamento “io sto con la Lucca che lotta” e dj set!

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Briganti o Emigranti. Il Sud tra conricerca e studi subalterni. Venerdì 28, ore 17:30

Venerdì 28, dalle 17:30 a Exploit!

Con Fracesco Festa, Adalgiso Amendola e Zero81 Napoli

(autori di alcuni dei contributi del comune)

Dall’introduzione di Franco Piperno:

Il risarcimento dei luoghi comuni

Vediamo ora alcune considerazioni generali sugli esiti in parte espliciti, ma qualche volta impliciti, ai quali approdano, con diversa energia argomentativa, i saggi qui raccolti.

Innanzi tutto risulta confermato che la prassi delle insorgenze urbane del Sud si colloca definitivamente fuori da ogni rivendicare lamentoso la mancata industrializzazione, per situarsi dentro il rifiuto della modernità; rifiuto che, lungi dall’essere provinciale e periferico innerva i movimenti emancipativi della nostra epoca, ben visibili a coloro che vogliono vedere, dalla Val di Susa nel Settentrione d’Italia a Tarnac nella regione della Vienne francese, dalle comuni berlinesi alle esperienze dei nativi del Chiapas, dal territorialismo Nord americano ai movimenti dei Sem Terra brasiliani, dall’Officina Zero di Roma alle moltitudini in rivolta nel continente indiano, dall’uso del patrimonio immobiliare pubblico agito da Action nella periferia romana all’autogestione delle fabbriche a Cordoba in Argentina – avvenimenti questi, per citarne solo alcuni, che hanno in comune il risarcimento dei luoghi piuttosto che l’opera di qualche avanguardia illuminata, di un partito – o comunque un soggetto instauratore di improbabili diritti umani e facitore suo malgrado di alleanze elettorali quando non di patetiche nuove costituzioni.

In altri termini, la qualità comune dei movimenti emancipativi sta in quel loro sottrarsi alla prassi rivendicativa che punta, in ultima analisi, ad imporre la soddisfazione di bisogni indotti tramite la coercizione della mano pubblica, l’intervento dello Stato, cioè del “sovrano”.

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