Fuga dal Sant’Anna

Venerdì 12 Dicembre, la Scuola Superiore Sant’Anna avrebbe dovuto ospitare una lectio magistralis
dal titolo “Jobs Act e la Grande trasformazione del lavoro”, con gli interventi del vicepresidente del
Senato Valeria Fedeli, del direttore di Confindustria toscana Sandro Bonaceto e del presidente di
Confservizi Cispol toscana Alfredo De Girolamo.
Il Jobs Act è diventato legge pochi giorni fa con una ratifica del Senato a tappe forzate: il calendario di
discussione parlamentare ha subito un’improvvisa e brusca accelerazione, affinché il tutto passasse
quanto più possibile sotto silenzio e si limitassero le possibilità di dissenso interne allo stesso PD,
che del provvedimento era promotore; nonostante queste accortezze, la giornata del 3 Dicembre ha
comunque visto scendere in piazza a Roma una composizione determinata che si è opposta con forza
all’approvazione di questo provvedimento, che ristruttura il mondo del lavoro nella direzione dello
smantellamento totale delle tutele di chi ne fa parte o di chi prova ad entrarci.
La stessa ottusa violenza che, sotto forma della precarizzazione radicale delle nostre esistenze, si
abbatte sulle nostre vite dai provvedimenti in materia di lavoro del governo Renzi, si è anche
manifestata in tutta la sua materialità in una Roma blindata dalle forze dell’ordine, che hanno risposto
con aggressioni e veri e propri sequestri al corteo che voleva attraversare le strade vicino a palazzo
Madama. Non ci stupisce che questo governo abbia bisogno di trincerarsi, in maniera becera e
colpevole, dietro i manganelli: è il segnale di un potere “giovane” solo negli slogan e indebolito come
non mai, colpito, come si legge sulle prime pagine di qualsiasi quotidiano, da scandali incontenibili
che lo legano indissolubilmente alla criminalità organizzata e ai vecchi fascismi.
L’opposizione al Jobs Act e alle politiche da esso rappresentate, al contrario, è portata avanti da una
composizione sociale viva, molteplice e determinata, che non è nata il 3 dicembre e che, di certo, non
si è fermata a quella data. Siamo tutti stati parte di quella piazza romana, perché siamo stati parte
fondamentale di un movimento ampio, che in questo autunno ha saputo dispiegarsi in grandi giornate
di lotta, come quella dello Sciopero Sociale del 14 Novembre che ha visto riempirsi oltre 50 piazze in
tutta Italia, ma anche in pratiche quotidiane radicali e capillari in tutti i territori: dalle mobilitazioni di
chi chiede diritti e tutele nel mondo del lavoro (le lotte dei facchini in tutto il Paese ne sono un
esempio), a chi si oppone allo Sblocca Italia nei territori devastati del Sud, dalle scuole occupate
contro la “Buona scuola” ai blocchi della produzione organizzati ovunque da precari e intermittenti,
soggetti privi del diritto di sciopero.
La stessa composizione ha scelto di essere in piazza anche il 12 Dicembre, prendendosi lo spazio
politico aperto da uno sciopero dei grandi sindacati convocato fuori tempo massimo e per molti versi
insufficiente, ma utile per ottenere l’attenzione dovuta a quei soggetti (lavoratori, studenti, precari,
abitanti di territori in lotta) che costituiscono, davvero, un’opposizione sociale reale a questo governo,
ormai sfiduciato dalle piazze, prima ancora che dai giochi del Parlamento e dagli scandali giudiziari.
Per questo, avevamo lanciato venerdì alle ore 15 un momento di confronto in Piazza Martiri della
Libertà, fra tutti i soggetti che vivono il mondo del lavoro nella sua materialità e che scontano
problematiche e difficoltà sia dentro che fuori di esso, poiché non crediamo che si possa concedere
nessuna legittimità ad un dibattito su tali questioni che tenga conto soltanto degli esponenti del partito
che ha approvato il Jobs act e di chi si nutre dello sfruttamento che tale legge legittima.
Dopo la pubblicazione del nostro appello, la lectio magistralis è stata annullata evidenziando da parte
della Scuola Sant’Anna e dei suoi ospiti l’incapacità, tipica per altro del PD renziano, di confrontarsi
con coloro che, in risposta alle politiche neoliberali, dispiegano lotte forti e vivaci che parlano di
rivendicazioni chiare: diritti, garanzie, reddito universale e salario minimo europeo.
Lo sciopero sociale non si arresta di fronte a manovre strategiche di questo tipo, l’opposizione che si
è costituita in questo Autunno non ha bisogno di appoggiarsi a calendari altrui, ma continuerà nel suo
percorso.

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