No ai ricatti della Troika, per una democrazia in Europa

Domenica prossima , 5 Luglio, il popolo greco sarà chiamato ad esprimersi in un referendum per accettare o rifiutare l’ultimatum lanciato dall’eurogruppo pochi giorni fa. Questo ultimatum riguarda l’applicazione di un pacchetto di misure legislative proposto dalle istituzioni “creditrici”, ovvero  la Troika (composta da Commissione, Banca Centrale e Fondo Monetario Internazionale). 
La proposta delle istituzioni comprende misure che prevedono una ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, nuove diminuzioni dei salari del settore pubblico e anche l’aumento dell’IVA per i generi alimentari, per il settore della ristorazione e del turismo, e nello stesso tempo propone l’abolizione degli alleggerimenti fiscali per le isole della Grecia. 
Al di là della vergognosa campagna mediatica che gli esponenti dell’Europa della finanza hanno messo in atto, l’entità e la forma del debito greco non necessitavano una brutale risposta di questo tipo: erano già state avanzate dal governo greco delle proposte di ristrutturazione economica progressiva, in qualche modo sostenibile, e quanto meno compatibile con il rifiuto dell’austerity che gli elettori greci avevano espresso tributando la loro fiducia a Syriza.
L’ideologica irremovibilità delle istituzioni, evidentemente, è tutta politica e ha molto più a che fare con la necessità di “piegare” il governo greco, di controllare e rimettere al suo posto il primo soggetto politico (Syriza) che in Europa è arrivato alla guida di un Paese con una linea esplicitamente dissenziente rispetto ai diktat delle BCE e della finanza. Che siano le persone a decidere, mediante l’espressione del proprio voto, è una prassi ormai poco comune e inaccettabile nell’Europa delle banche, dove gli assetti politici dei singoli Stati vengono decisi al di fuori di essi, da istituzioni finanziarie che si fanno entità politiche: il caso dell’Italia, dal governo Monti in poi, è emblematico. 
Contro la stupore e le minacce rancorose della Troika, il primo ministro greco ha voluto che fosse il suo popolo a decidere su provvedimenti che investono direttamente la qualità della vita di ognuno: per questo, qualunque cosa accada, il referendum del 5 Luglio pone interrogativi inaggirabili all’Europa tutta. Quello che accadrà domenica in Grecia, ci parla di una necessità comune di esercizi basilari di democrazia, ci riporta sotto gli occhi la questione, ormai per nulla scontata, del diritto all’autodeterminazione. Ci interroga tutti, vivacemente, sulla natura e i fondamenti dell’Europa che ci interessa costruire. 
Noi abbiamo deciso di guardare all’Europa dalle strade di Atene invase da un popolo fiero, di collocarci dai Sud, con negli occhi le immagini di Piazza Syntagma, investita, pochi giorni fa, da una moltitudine di donne e uomini che ci insegnano una semplice parola di dignità: OXI.No. 
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“E prendo io personalmente l’impegno di rispettare il risultato di questa vostra scelta democratica qualsiasi esso sia. E sono del tutto sicuro che la vostra scelta farà onore alla storia della nostra patria e manderà un messaggio di dignità in tutto il mondo. In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei suoi popoli. Che in Europa non ci sono padroni e ospiti. La Grecia è e rimarrà una parte imprescindibile dell’Europa, e l’Europa è parte imprescindibile della Grecia. Tuttavia un’Europa senza democrazia sarà un’Europa senza identità e senza bussola. Vi chiamo tutti e tutte con spirito di concordia nazionale, unità e sangue freddo a prendere le decisioni di cui siamo degni. Per noi, per le generazioni che seguiranno, per la storia dei greci. Per la sovranità e la dignità del nostro popolo” (Alexis TSIPRAS)
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