Come abbiamo contestato (e stiamo contestando) il POC
Può essere difficile capire in che modo si mobilita contro la speculazione edilizia. Per questo, abbiamo deciso di ricostruire in questo articolo in che modo il collettivo Exploit si è mosso per contestare il Piano operativo comunale (POC) della giunta Conti, tra la primavera e l’estate 2026.
Tutto inizia dal cibo…
Il nostro interesse verso il POC inizia a svilupparsi durante lo svolgimento delle prime mense autogestite. Abbiamo subito creduto necessario legare la minaccia dei tagli al DSU, e la conseguente chiusura delle mense universitarie, alla minaccia dell’abbattimento di Mensa Martiri e dell’aula studio Pacinotti per farci… parcheggi. La mensa autogestita, infatti, ci ha permesso di denunciare i piani del Comune e allo stesso tempo di prendere alcuni spazi e viverli con una pianificazione pensata dal basso.
Civette e cantieri
Il 26 giugno sui muri di Mensa Martiri e Pacinotti abbiamo attacchinato delle civette per portare delle notizie importanti che la comunità universitaria deve conoscere e su cui deve prendere parola: il Comune di Pisa si prepara a riurbanizzare l’intera città, favorendo la turistificazione e la speculazione immobiliare. In totale controtendenza ai bisogni reali delə residenti, la città viene privatizzata, si specula e si esercita un fitto controllo poliziesco sulle piazze, le abitazioni diventano aree residenziali per turisti e qua e là potrebbero comparire studentati privati e student hotel.
Insieme all’attacchinaggio abbiamo deciso di “cantierizzare” questi spazi per porci in maniera diretta e imprevista di fronte al quesito: dove finisce il diritto allo studio, se dalla sera alla mattina una giunta comunale può decidere di trasformare luoghi estremamenti rilevanti per una certa comunità, fregandosene dei suoi bisogni e desideri?
Un’assemblea per osservare
Con quest’azione, pensata principalmente per creare dibattito, abbiamo rilanciato l’assemblea del 27 giugno, organizzata con Sinistra Per, Una città in Comune e Rifondazione comunista. L’assemblea, nonostante il caldo e la sessione, è stata funzionale a condividere le informazioni sul POC, chiarendo eventuali dubbi o incomprensioni. Inoltre, qui abbiamo raccolto consensi e consigli per scrivere delle “osservazioni”, strumento previsto dal Comune per esprimere le proprie opinioni sul POC, che noi abbiamo sfruttato per dire la nostra sull’aula studio Pacinotti e su mensa Martiri.
Osservare e firmare
Abbiamo scelto di agire attraverso lo strumento delle osservazioni, nonostante la sua istituzionalità, in attitudine con le condizioni generali. In un momento di scarsa mobilitazione, specialmente studentesca, abbiamo ritenuto più efficace tenere banchetti informativi e di raccolta firme per avvalorare e far conoscere le nostre osservazioni. In questo modo siamo riuscitə ad avere un contatto diretto con la comunità studentesca, mettendo le basi per la costituzione di una base sociale pronta a mobilitarsi nel futuro prossimo.
Le osservazioni, inoltre, sono state pensate per valorizzare l’importanza sociale, ecologica e storica di avere spazi come Pacinotti e Mensa Martiri. Questi spazi, icononici per la nostra comunità, sono fondamentali per lo scambio di saperi, lo studio, l’aggregazione e non solo studentesca. Moltə, pur non frequentando l’Università, li utilizzano come meri luoghi di ristoro e svago, com’è giusto che sia.
Al contrario, costruire parcheggi significherebbe favorire il turismo mordi e fuggi, il trasporto privato e colate di asfalto e cemento quando avremmo bisogno di tutto il contrario: di liberare la terra e farla respirare!
L’idea di città della giunta Conti e il ruolo di UniPi
Quella che Conti impone dall’alto è un’idea di città in cui lə studentə non sono consideratə parte della comunità, ma a tratti un problema di decoro e di ordine pubblico e, nella migliore delle ipotesi, unicamente consumatori.
In questo l’Università ha una grande responsabilità, avendo richiesto l’uso residenziale e turistico ricettivo per l’ex dipartimento di Chimica, ma anche per i poli di Biochimica e Fisiologia, attigui al Pacinotti, intorno a Porta San Zeno; senza dimenticare il piano di recupero previsto per il Polo di Veterinaria sulle Piagge. In altre parole, la governance gioca un ruolo più da agente immobiliare, svendendo quel che può.
Tra le destinazioni definite dal POC ci sono anche le residenze studentesche, che non riguardano il diritto allo studio. Si tratta, invece, della previsione di realizzare hotel studenteschi di lusso, che la disciplina di piano rende altamente remunerative ammettendo la possibilità di usare per 120 giorni l’anno fino al 40% degli spazi a uso turistico.
E se i lavori partissero domani, cosa saremmo dispostə a fare? Verso la città del desiderio…
Il 10 luglio, dopo aver raccolto più di 500 firme, abbiamo consegnato le osservazioni al Comune. Fin troppo abituatə ad istituzioni sorde, avremo bisogno di far crescere la mobilitazione, specialmente quando le osservazioni verranno discusse nelle sedi opportune.
In generale, porsi di fronte alla possibilità repentina dell’inizio dei lavori, significa assumersi la responsabilità di pensare a possibili forme di contestazione ai piani della Giunta Conti e di UniPi.
Ma, l’inizio dei lavori resta, per l’appunto, una possibilità. E questo ci obbliga a pensare ad altre due cose: da una parte il POC fa delle previsioni e la sua principale utilità non è quella di dichiarare cosa esattamente accadrà in un luogo, ma è affermare che in quel luogo, a prescindere da cosa esso sia e da quale funzione sociale svolga, può accadere qualcosa. Il POC attira degli interessi, interessi economici è chiaro. Attira dei capitali, trasformando luoghi fondamentali per il bene pubblico in mezzi di profitto, di cui godranno in pochi. Mercifica la città.
D’altra parte, proprio questa possibilità che venga meno uno spazio e bene pubblico dovrebbe farci chiedere: è davvero necessario che si arrivi al fatto compiuto per esprimere le nostra volontà e la nostra rabbia? Se il pubblico non dà garanzie, perché inficiato da interessi privati, è ora che le comunità prendano il sopravvento ed esercitino un controllo dal basso, tramite la messa a terra di desideri radicalmente opposti alla speculazione immobiliare, tentando di autogestire in comune ciò che già quotidianamente contribuiamo a far esistere.




