Mensa autogestita @ eXploit
Durante tutto lo scorso anno, siamo statə attivə in Università portando lotte contro il definanziamento e contro la precarietà. A Pisa, quel che si è mosso è stato ricco di una potenza che non vedevamo da un po’ e che va visto in continuità con gli ultimi cicli di mobilitazione per la Palestina: dalle acampade al blocchiamo tutto. Tuttavia, riconoscendo un mutamento della fase negli ultimi mesi, crediamo sia necessario un mutamento delle pratiche da portare avanti. È per questo che vogliamo creare una mensa autogestita!
Ci siamo presə del tempo e della calma per ripensare cos’è per noi l’Università, cosa desideriamo e quale vogliamo che siano le nostre strategie di lotta. Abbiamo deciso di uscire da schemi ripetitivi frutto di automatismi, per pensare azioni creative e nuove. A questo, abbiamo legato una riflessione sui bisogni del tutto in continuità con quanto fatto con il movimento contro tagli, guerra e precarietà.
Sappiamo che per il DSU si prevedono 6,9 milioni di euro in meno, dovuti all’esaurimento di fondi PNRR, che nel 2028 arriveranno a 28 milioni. Questo porterà, nei prossimi due anni, allo sviluppo di circa 4000 studentə idonee non beneficiarie, alla chiusura delle mense (a partire da quelle in appalto) e a centinaia di posti letto in meno. A questo, va aggiunta anche l’eliminazione della tessera fisica, fatta non tanto per efficientare i servizi erogati, quanto per eliminare le pratiche di scambio e di aiuto solidale tra studentə.
Tutto questo è certamente desolante, dal momento che moltə possono frequentare l’università grazie a questo sistema di diritto allo studio. Per noi l’università è un’esperienza di vita, che non si esprime semplicemente nella frequenza delle lezioni e nel dare gli esami, ma nei legami e nelle comunità che si creano. I tempi accademici sono veloci e stressanti e la minaccia della privazione di una serie di servizi del diritto allo studio, non farebbero che moltiplicare gli effetti respingenti dell’università.
I tagli, anche in questo caso, vanno imputati al Governo Meloni, intento ad avere atenei piccoli, isolati, impestati dai privati e facilmente controllabili dal governo stesso. Tuttavia, anche la Regione Toscana ha le sue responsabilità nel non discostarsi e differenziarsi da queste politiche. Per questo, assumiamo Governo e Regione Toscana come controparte, con l’idea di lanciare una sfida diversa rispetto al solito.
Non vogliamo essere solo contro qualcosa, ma vogliamo avere qualcosa da proporre: un’esperienza concreta di cui avvalersi come alternativa al sistema che viviamo quotidianamente. La mensa autogestita vuole essere un modo per fare da noi ciò di cui le istituzioni dall’alto ci privano. La mensa autogestita vuole essere un esperimento che mettiamo a disposizione della comunità studentesca per testare forme di solidarietà e mutualismo universitario. La mensa autogestita vuole essere una pratica che non ha bisogno della mediazione della rappresentanza studentesca. La mensa autogestita vuole essere un momento in cui stare insieme, condividendo emozioni, saperi e tempi di vita.
Per ora lanciamo questo primo appuntamento, con l’idea di lanciarne altri anche fuori da eXploit, ma ciò che potrà essere la mensa autogestita è tutto nelle mani di chi deciderà di sostenerla. Senza dover far parte necessariamente di qualche assemblea, chi vuole può partecipare, aiutando in cucina o condividendo un parere. Se per il momento è uno strumento con cui vogliamo fare aggregazione e sensibilizzare su questioni importanti per la comunità studentesca, è a questa comunità che chiediamo cosa potrà essere la mensa autogestita: se un modo per ricreare del movimento o un’esperienza concreta e sistematica di mutualismo.
Sia chiaro, in ogni caso, che non ci accontentiamo di difendere quel che c’è già, ma che vogliamo smantellare un sistema universitario e di diritto allo studio fondato sullo sfruttamento, su appalti e contratti lavorativi precari, su modelli di premialità iniqui. Come ci insegnano le flottille verso Gaza e verso Cuba, salpiamo! Con barche grandi o piccole che siano, salpiamo! Facciamo del mutualismo e della solidarietà dal basso lo sperone con cui rompere il blocco che reprime le nostre vite.

