No alla cittadinanza all’arma dei carabinieri

Venerdì 12 Settembre, presso il Teatro Verdi, il comune di Pisa conferirà la cittadinanza onoraria all’Arma dei Carabinieri. La celebrazione sarà accompagnata dal concerto della Fanfara Scuola Marescialli e Brigadieri di Firenze.
Il sindaco Marco Filippeschi ha dichiarato di essere soddisfatto per la «decisione adottata, in sintonia con la città», poiché «Vi è un sentimento diffuso in città, un bisogno di legalità e sicurezza. Noi dobbiamo stare dalla parte giusta, dalla parte di chi si impegna contro il crimine. La storia dei Carabinieri costellata di eroismi e sacrifici si è intrecciata con la storia del nostro paese, nei momenti cruciali abbiamo potuto contare su di loro.

A pochi giorni dalla morte di Davide Bifolco, il sedicenne napoletano colpito dall’arma di servizio di un carabiniere per non essersi fermato ad un posto di blocco, crediamo sia necessario aprire una discussione seria e forte su cosa significhi davvero vivere una città sicura per tutte e tutti e quale ruolo ricoprano effettivamente le forze dell’ordine in questo processo. Non accettiamo che vengano riproposte le solite retoriche securitarie che hanno caratterizzato, soprattutto negli ultimi anni, la gestione della nostra città, in continuità con una tendenza nazionale fatta di ordinanze terroristiche, sindaci sceriffo e militarizzazione dei centri urbani.L’Italia è un Paese diventato tristemente famoso per un’escalation di casi detti di “malapolizia”, o, più appropriatamente, per un sistematico regime di abusi in divisa, che si ripropongono in tutte le “zone del silenzio” che la “Legge” e i suoi “tutori” creano e riproducono, nelle carceri, nelle caserme, negli stadi, nelle piazze e nelle strade che attraversiamo quotidianamente.
Da Bolzaneto, caso di portata internazionale, ai tanti Cucchi, Aldrovandi, Uva, fino all’anonimato di chi sparisce nel buio delle galere e dei Centri d’Identificazione semplicemente perché non ha nessuno che possa rivendicarne i diritti e la memoria, è facile individuare un vero “problema sicurezza” che riguarda potenzialmente tutti noi, e che va ben oltre episodi isolati e casuali messi in atto da “mele marce”.
La morte di Davide, oltre a muoverci a un sentimento di profonda solidarietà per il dolore della famiglia e dell’intero quartiere Traiano, deve interrogare profondamente tutti noi: non si può morire per aver commesso un’infrazione al codice della strada, non si può lasciare l’arbitrio sulle nostre vite nelle mani di chi, indossando una divisa, si pone come tutore di una “sicurezza” sloganistica, che è in realtà dispositivo di marginalizzazione e di violenza verso quei soggetti che, per varie ragioni, si trovano ad essere in balia delle “forze dell’ordine”.
Davide non è una vittima di Napoli, come vorrebbero le sempre più diffuse interpretazioni razziste e antimeridionaliste che stanno imperversando sui media mainstream. Davide è vittima di un abuso, come potrebbe esserlo ognuno di noi.
Per questo vogliamo affermare con forza che c’è una Pisa degna, che, davvero, sa stare “dalla parte giusta”. Dalla parte di un concetto di cittadinanza molteplice e inclusivo, che riconosca diritti e condizioni di possibilità al vero corpo vivo di questa città, e non quello ingessato in rituali vuoti e pomposi. Questa Pisa non si sente affatto onorata ad accogliere l’Arma dei Carabinieri, quantomeno non fino a quando non ci saranno state per Davide quella verità e quella giustizia che, notoriamente, non vengono tributate alle vittime degli abusi in divisa.
Questa Pisa vuole discutere insieme di come una città possa essere sicura quando è una città per tutte e tutti, e non un deserto lasciato in mano a truppe d’occupazione e a una giustizia da far west, nelle strade come nei luoghi di detenzione.
Per questo saremo tutt* presenti Venerdì 12, alle ore 18, davanti al teatro Verdi di Pisa, per dire che c’è una città che non è affatto in sintonia con questa celebrazione, che riconosce le retoriche securitarie e i loro profeti come pericoloso corpo estraneo.
Per dire, come ci insegnano i ragazzi del rione Traiano, che le vittime degli abusi in divisa e le loro famiglie non vanno lasciate sole, mai più.

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